Quale delle quattro stanchezze è la tua?

Cara Koelina,
non so se ti capita nel bel mezzo del pomeriggio: hai una cosa da finire, magari anche due, tre, quattromila.
Cominci a farne una, appoggi la mano sulla testa e pensi:
«Oddio, mi ci vorrebbe un altro caffè. Non so se arrivo a fine serata. Aiuto!»
Oppure la tua stanchezza arriva molto prima, appena apri gli occhi:
«Wow. Un altro giorno.»
E di certo l’entusiasmo non ti ha travolta.
O magari arriva soltanto la sera, quando il corpo vorrebbe spegnersi e la testa, invece, decide di convocare una riunione straordinaria.
Se sei in perimenopausa o menopausa, può sembrarti che i pensieri si moltiplichino: mille tentacoli di polpo, tutti impegnati a tirarti da una parte diversa.
A luglio ti avevo chiesto di scegliere il tema che avremmo esplorato insieme. Aveva vinto l’intestino. L’energia era rimasta in sospeso.
E una promessa è una promessa: sono qui per mantenerla.
A proposito di caffè ed energia, hai letto la newsletter di Giovanni della settimana scorsa? Se te la sei persa, puoi recuperarla qui oppure trovarla nel tuo archivio.
Tornando alla stanchezza: quando diciamo «sono stanca», sembra che stiamo parlando tutte della stessa cosa. Ma non bussa sempre alla stessa ora e non ha sempre la stessa origine.
Osservare quando arriva può aiutarci a capire meglio che cosa ci sta succedendo e come gestire le nostre energie.
Ti propongo quattro situazioni. Non sono diagnosi né caselle in cui incasellarsi: sono una piccola mappa per riconoscere la tua.
Prima, però, una cosa importante, perché so che sei una super donna dai mille poteri: non provare tutto insieme.
Non trasformare questi suggerimenti in un altro impegno da aggiungere alla lista. Ti pregooooo!
Scegli il momento della giornata in cui ti riconosci di più e concentrati sul consiglio pensato per quella situazione. Provalo con calma, per qualche giorno. Più avanti, se vorrai, potrai sceglierne un’altra.
Sono suggerimenti da sperimentare uno alla volta, con la testa e con i tuoi tempi. Un passo alla volta. E se saprai andare piano, ne esplorerai la potenza di settimana in settimana. Credimi.
1. La mattina apri gli occhi, ma non ti senti riposata
Suona la sveglia, che non è il telefono perché il telefono dorme fuori dalla camera, vero?
Ti alzi con la sensazione di essere ancora impastata. La mente non è chiarissima e lo sprint non arriva.

Se hai un dispositivo che monitora il sonno, puoi dare un’occhiata ai dati, ma senza prenderli come un verdetto. Come ti senti al risveglio è un’informazione importante, soprattutto quella.
Quando ti svegli sottotono, la prima domanda non è: «Ma perché sono così pigra? Che problema ho?»
La sensazione di non aver recuperato può dipendere da tante cose, tra cui una notte poco riposante o orari molto irregolari. Non possiamo capire la causa da una sola mattina, ma possiamo cominciare a osservare le nostre abitudini.
La regolarità sostiene il nostro ritmo di sonno e veglia. Prova per una settimana ad andare a letto e a svegliarti più o meno agli stessi orari.
E al mattino, prima di entrare in contatto con il telefono, cerca la luce del giorno: apri la finestra, fai colazione vicino alla luce o esci qualche minuto, se puoi. Non devi guardare il sole. Basta esporti alla luce naturale. Anche pochi minuti possono essere un buon inizio.
Se ti aiuta, immagina di essere un piccolo e dolce koala che cerca il sole per scaldare la sua morbida pelliccia. Lasciati coccolare per qualche minuto.
E se piove, perché penserai anche a questa variante, immaginati un delfino simpatico e sorridente che si affaccia al cielo, contento di essere vivo anche sotto la pioggia.
Prova ad avere fede in questa semplice pratica per una settimana. Poi osserva com’è il tuo risveglio.
2. Nel primo pomeriggio l’energia precipita
Sono le tre, o giù di lì. Ti senti lenta, fai fatica a concentrarti e il pensiero corre subito al caffè.
A volte sembra proprio che il pranzo sia il colpevole. In realtà, per molte persone nel primo pomeriggio c’è una flessione naturale della vigilanza, anche se non si presenta allo stesso modo per tutte e non ha sempre la stessa causa.
Prima di versarti automaticamente un altro caffè, prova a visualizzarti in un’isola deserta.
Alzati, se puoi, oppure rimani esattamente dove sei. Chiudi gli occhi e resta senza telefono e senza caffè. Sei su un’isola deserta, ricordi? Solo per qualche minuto.
Ascolta i gabbiani che volano sopra di te. Immagina l’odore del mare che avvolge i tuoi sensi. Ascolta le onde delicate sulla battigia e goditi questo momento idilliaco. Poi riapri gli occhi e torna tra di noi.

C’è anche un altro piccolo gesto che puoi provare dopo pranzo, soprattutto se hai mangiato carboidrati: fai una passeggiata tranquilla.
Quando i muscoli si contraggono, utilizzano glucosio. Muoversi dopo il pasto può aiutare il corpo a gestire la risposta del glucosio nel sangue e, in più, ti dà una pausa dallo schermo e dalla sedia.
Se non puoi uscire, prova dieci sollevamenti sulle punte dei piedi. Attivi polpacci e caviglie e interrompi per un momento la posizione seduta.
Scegli un gesto e provalo con calma. Dopo qualche giorno chiediti: la nebbia arriva ancora uguale? È cambiato qualcosa?
3. La sera il corpo è stanco, ma la testa continua a correre
La giornata è finita. Hai ancora un sacco di cose da fare, lo so. Ti siedi, magari ti infili sotto le coperte dopo la tua skincare (se te la fai) e la mente riparte:
quello che non hai concluso, quello che dovrai fare domani, quella conversazione che continui a ripassare, i figli, le spese, il pensiero «sto invecchiando e non mi ricordo più niente».
E poi: perché i calzini di mio marito sono sempre spaiati? E come fa a restare così tanto sul WC? Se ha le emorroidi mi dispiace per lui, ma forse adesso sa anche perché gli consiglio di non trasformare il bagno in un ufficio.
Un macello.
Può capitare che il corpo sia pronto a fermarsi e che la testa abbia bisogno di più tempo per rallentare. Non significa che tu stia sbagliando qualcosa. A volte aiuta semplicemente mettere nero su bianco quello che ci passa per la mente.
Io tengo un taccuino sul comodino. Scrivo una pagina per buttare fuori i pensieri e preparo una lista delle cose da fare domani. Le lascio lì, sulla carta, invece di continuare a portarmele tutte in testa. Non devo rileggerle per forza, ma questo mi aiuta a passare il testimone.

Poi puoi provare una piccola transizione con il respiro: inspira contando fino a quattro, trattieni dolcemente fino a cinque ed espira contando fino a sei. Ripetilo per qualche ciclo, senza forzarti.
Se trattenere il fiato non ti è comodo, salta la pausa e lascia semplicemente che l’espirazione sia un po’ più lunga.
E se ti va, chiudi gli occhi e orienta delicatamente lo sguardo verso l’alto, senza forzare. Puoi provarlo come un gesto personale per accompagnarti verso il riposo e osservare se ti aiuta. Non deve essere una formula magica, né funzionare per tutte.
4. Il weekend finisce e tu non ti senti recuperata
Arriva lunedì e ti sembra di non aver fatto il pieno di energia. Magari il fine settimana è stato pieno quanto gli altri giorni. Oppure hai spostato parecchio gli orari: sei andata a letto tardi e ti sei svegliata molto più tardi del solito.
Una settimana intensa e orari molto diversi possono rendere più difficile trovare un ritmo regolare. Per questo, come piccolo esperimento, prova a mantenere orari di sonno e risveglio abbastanza simili anche nel weekend. Se è realistico per te, cerca di restare entro una differenza di circa mezz’ora.
Puoi osservare anche l’orario della cena. Se riesci, prova a cenare due o tre ore prima di andare a letto, invece di arrivare a tavola all’ultimo momento.
Io cerco di bere durante la giornata e di non bere grandi quantità nelle ultime ore prima di dormire, perché se bevo tardi mi capita di svegliarmi per andare in bagno. Per me aiuta organizzarmi così. Naturalmente, se ho sete, bevo: è una mia abitudine personale, non una regola da seguire tutte. Ma puoi provarci e vedere come ti trovi.
Poi osserva come ti senti nei giorni successivi. Se la stanchezza continua, ti pesa o ti preoccupa, parlane con il tuo medico. Le cause possono essere diverse. A volte c’entra qualcosa nell’alimentazione, altre volte serve verificare che non ci siano carenze o altre condizioni. Meglio non fare supposizioni e non iniziare integratori senza aver capito che cosa ti serve.
E poi può anche essere che tu debba imparare a dire di no più spesso. Ma su questo dovrei scrivere un libro, non solo una newsletter. Ho ragione o no?
La mia stanchezza?
Personalmente faccio fatica a sentirmi stanca. Più che altro ho bisogno di ricordarmi di rallentare e decomprimere la sera. Sono un colibrì. Non sono iperattiva, ma devo rispettare l’impegno che ho preso con me stessa: decomprimere.
Ho bisogno di scrivere, respirare e allontanarmi dagli stimoli. Abbasso le luci, metto una musica delicata oppure cerco il silenzio. Uso i tappi per le orecchie e una mascherina sugli occhi, perché non voglio il minimo spiraglio di luce.
All’inizio mio marito faceva fatica ad accettare i tappi. Adesso li usa anche lui. Ce li portiamo in viaggio e, visto che siamo a Dublino in questi giorni, ci siamo portati dietro tutta questa attrezzatura. E siamo più che contenti di averlo fatto!
E tu? In quale stanchezza ti riconosci di più?
Rispondimi con 1, 2, 3 o 4. Se ti va, aggiungi anche una riga: che cosa pensi la provochi, di solito?
Ti leggo,
Elena 🪶
La Voce del Kolibrì
KoelPilates. Non è fitness. Non è yoga. Non è palestra. È Koel.
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