Il segreto dei risultati? Forse è proprio quando smetti di allenarti

Ciao mia dolce koelina,
Qualche tempo fa una Koelina mi ha scritto:
“Elena… ma perché nelle tue lezioni parli così tanto?”
Mi ha fatto sorridere.
Perché ogni volta penso la stessa cosa.
Forse non è che io parlo tanto.
Forse è che ho scelto di usare quei secondi in modo diverso.
In quasi tutti i corsi online, tra un esercizio e l’altro, hai 15 o 20 secondi di recupero.
Nel mio metodo è uguale.
La differenza è cosa succede in quei 15-20 secondi.
Molti corsi usano quel tempo per mostrarti l’esercizio successivo.
Io lo uso per insegnarti a eseguirlo.
E c’è una differenza enorme.
La prima cosa ti dice cosa fare.
La seconda ti insegna come farlo.
E soprattutto…
perché lo stai facendo.
Durante quei pochi secondi il tuo organismo inizia già a recuperare parte dell’energia utilizzata nello sforzo e a prepararsi al movimento successivo.
Io sfrutto quello stesso momento per preparare anche la tua mente e il tuo sistema nervoso.
Ti anticipo gli errori che probabilmente farai.
Ti mostro dove spostare il peso.
Ti ricordo di respirare.
Ti suggerisco una variante se il movimento è ancora troppo impegnativo.
Ti spiego cosa dovresti sentire e cosa, invece, non dovrebbe succedere.
In altre parole…
Mentre il tuo corpo recupera, io costruisco il successo del movimento successivo.
È molto più impegnativo anche per me.
Potrei limitarmi a far partire un timer e lasciarti lavorare da sola.
Sarebbe molto più semplice.
Ma non sarebbe il Metodo Koel.
Ed è per questo che ricevo continuamente messaggi come questo:
“Elena… ma hai una telecamera in casa mia?”

Noooo tranquilla non ti sto guardando così!!! Ahaha
Semplicemente, dopo tanti anni passati a insegnare, conosco gli errori che il corpo tende a fare.
E preferisco prevenirli piuttosto che correggerli quando ormai sono successi.
Per questo quei secondi non sono tempo perso.
Sono fisiologia.
Sono sicurezza.
Sono apprendimento.
Sono allenamento.
Mi piace pensare che nel Metodo Koel esistano due tipi di recupero.
Uno è micro.
L’altro è macro.
Il recupero micro
È quello che vivi dentro ogni singola lezione.
Sono quei pochi secondi tra un esercizio e l’altro.
Il corpo recupera.
La mente si prepara.
Il movimento successivo diventa più preciso.
Più sicuro.
Più efficace.
Ma il recupero micro non finisce qui.
C’è un altro momento che moltissime persone saltano.
La decompressione finale.
Lo stretching.
Il respiro.
Il rilascio.
Quella parte in cui sembra che l’allenamento sia già finito.
In realtà è proprio lì che inizia il recupero vero.
Durante l’allenamento il sistema nervoso è attivo, vigile, pronto allo sforzo.
Non può spegnersi con un interruttore.
Ha bisogno di una transizione.
Per questo non uso musica in quella fase finale.
Per questo non voglio che tu prenda subito il telefono.
Per questo ti invito a rimanere ancora qualche minuto con te stessa.
In un mondo che ci abitua a correre continuamente da una cosa all’altra, quei minuti sono un piccolo atto di cura.
Sono il momento in cui dici al tuo corpo:
“Puoi rilassarti. Il lavoro è finito. Adesso puoi recuperare davvero.”
E no.
Non è poesia.
È fisiologia.
Il recupero macro
Poi esiste un recupero molto più grande.
Quello che costruisci durante la settimana.
Per questo non ti consiglio mai sette allenamenti intensi consecutivi.
Il corpo non migliora mentre si allena.
Migliora quando ha il tempo di adattarsi allo stimolo ricevuto.
È durante il recupero che aumentano forza, coordinazione, resistenza e qualità del movimento.
È lì che il tuo investimento motorio produce davvero interessi.
Per questo l’intera piattaforma Koel è progettata alternando allenamenti più intensi a giornate dedicate alla mobilità, alla respirazione, al rilascio e al recupero attivo.
Non è una scelta casuale.
È una scelta scientifica.
Ed è anche una scelta di rispetto verso il tuo corpo.
Qui entra in gioco un altro elemento che troppo spesso ignoriamo.
La nostra energia.
Se hai il ciclo mestruale, probabilmente avrai notato che ci sono giorni in cui ti senti naturalmente più forte e altri in cui il corpo ti chiede di rallentare.
Se invece sei in perimenopausa, come me, potresti accorgerti che questa energia diventa molto meno prevedibile.
Ci saranno settimane in cui ti sentirai piena di vitalità.
E altre in cui la fatica arriverà molto prima.
Non significa che il tuo corpo stia smettendo di funzionare.
Significa che sta cambiando.
E che oggi ti chiede una cosa diversa rispetto a dieci anni fa.
Ascolto.
Per questo alcune giornate sono perfette per Total Body o Pilabell.
E altre sono ideali per una Microdose, una pratica di mobilità, una sessione di respirazione o una lezione di Grit LinfoBoost.
Recuperare non significa fermarsi.
Significa dare al corpo esattamente ciò di cui ha bisogno in quel momento.
Molti pensano che allenarsi significhi fare sempre di più.
Io credo che allenarsi significhi anche sapere quando recuperare.
E non è solo una mia convinzione.
L’American College of Sports Medicine (ACSM) considera il recupero una componente fondamentale dell’allenamento: è durante questa fase che il corpo si adatta allo stimolo ricevuto, migliora la prestazione e riduce il rischio di sovraccarico.
Il recupero non interrompe il progresso.
Lo rende possibile.
Che tu scelga di allenarti con me oppure no, c’è una cosa che mi auguro davvero.
Che da oggi tu smetta di sentirti in colpa quando rallenti.
Perché recuperare non significa fare meno.
Significa dare al tuo corpo il tempo di trasformare ogni movimento in salute, forza e libertà.
Se questa newsletter ti farà guardare quei minuti con occhi diversi, allora avrà già raggiunto il suo obiettivo.
Un abbraccio,
Elena 💛
KoelPilates. Non è fitness. Non è yoga. Non è palestra. È Koel.
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