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La respirazione diaframmatica è una bufala

by Elena Visentin
Jul 20, 2026
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Elena Visentin sdraiata sul tappetino in giardino, ginocchia piegate e braccia aperte, mentre lavora sulla respirazione

Ciao mia dolce koelina,

sul web ne vendono tante, di cose. E una delle più diffuse è la famosa “respirazione diaframmatica”, quella che nella maggior parte dei casi ti insegnano associandola a una cosa sola: gonfiare la pancia.

Ci hai sempre creduto anche tu?

Ora te la spiego con la logica della fisiologia, come se dovesse capirla una bambina di 12 anni. Perché se una cosa non riesci a spiegarla semplice, vuol dire che non l’hai capita fino in fondo.

Il diaframma e la siringa

Immagina il diaframma come lo stantuffo di una siringa, capovolto sopra la tua pancia. Quando inspiri, quello stantuffo scende. 

Illustrazione del busto di profilo con il diaframma che scende in basso verso la vita, accanto a una siringa con lo stantuffo abbassato

Quando espiri, risale.

Illustrazione dello stesso busto di profilo con il diaframma che risale dentro le costole, accanto alla siringa con lo stantuffo alzato

Ecco il punto che tutti sbagliano: quello stantuffo si muove sempre, ad ogni respiro. Non esiste un respiro “diaframmatico” e uno che non lo è. Esiste solo quanto lo fai scendere.

Facciamo un esempio concreto. Se respiri alzando le spalle, tipo quando sei sotto stress e non te ne accorgi nemmeno, quello stantuffo scende di appena 1 o 2 centimetri. 

Busto di donna con le spalle sollevate, il diaframma scende di appena 1 o 2 centimetri nel respiro alto

Se invece respiri portando l’aria in basso, con consapevolezza, può scendere anche di 7, 8, fino a 9 centimetri. Stessa siringa. Corsa completamente diversa.

Busto di donna con spalle rilassate e costole aperte, il diaframma scende fino a 9 centimetri nel respiro profondo

Prova a farci caso proprio ora, mentre leggi. Fai un respiro come fai di solito, senza pensarci. Poi fai un respiro profondo, portando l’aria verso il basso. Senti la differenza? Quella differenza, in centimetri, è la differenza tra vivere in apnea cronica e respirare davvero.

E cosa cambia, concretamente?

Pensa alla tua pianta preferita. Se le dai una goccia d’acqua, sopravvive. Se le dai il bicchiere d’acqua che merita, fino in fondo al vaso, cresce, fiorisce, si nutre davvero. Il respiro è la stessa cosa. È il nostro nutrimento principale, quello che facciamo ventimila volte al giorno senza pensarci, e la qualità di quelle ventimila volte fa la differenza tra sopravvivere e vivere bene.

Il diaframma, quando scende davvero, non si limita a far entrare aria. Massaggia i tuoi visceri. Letteralmente. Più scende in profondità e più risale, più quel movimento comprime e rilascia stomaco, fegato, intestino, come una carezza ritmica che si ripete ad ogni respiro.

Questo movimento aiuta la peristalsi, cioè quel movimento naturale che spinge il cibo lungo l’intestino. E se l’intestino funziona meglio, funziona meglio anche il resto. Pensa a uno stagno. Se l’acqua scorre, resta pulita. Se l’acqua ristagna, si sporca, si appesantisce. Il tuo corpo ha bisogno dello stesso movimento per non ristagnare.

C’è un beneficio anche sulla circolazione. Il diaframma, scendendo e risalendo, crea una specie di pompa naturale che aiuta il sangue venoso e la linfa a risalire verso il cuore, contro la forza di gravità. È un meccanismo fisiologico reale, non ipotetico, che la scienza chiama pompa toraco-addominale.

E a livello di energia? Più il diaframma lavora bene, più ossigeno arriva a ogni cellula del tuo corpo, in modo efficiente, senza sprechi. È la differenza tra un’auto che va a singhiozzo e una che scorre fluida.

Il test delle costole fluttuanti

Metti le dita appena sotto l’ultima costola, quella che in anatomia si chiama fluttuante, perché non è collegata direttamente allo sterno come le altre. Fai un respiro profondo.

Senti come si allarga?

Quello è il tuo diaframma che, scendendo, non spinge solo in basso, ma spinge anche la cassa toracica lateralmente, come un ombrello che si apre. Se respiri solo “in pancia” o solo “in alto”, perdi tutto questo movimento laterale. Perdi metà del potenziale del tuo respiro.

Ecco perché portare l’aria anche verso i lati, con quella che chiamo respirazione toracolaterale, sfrutta ancora meglio il vero lavoro del diaframma. Non è una tecnica in più da imparare. È tornare a usare quello che hai già, per intero.

Quindi facciamo chiarezza una volta per tutte

Tutti i modi di respirare sono diaframmatici. Quello che li distingue è dove decidi di portare l’aria, e quanto lasci che quello stantuffo faccia la sua corsa completa.

Ecco pro e contro delle tre tecniche principali, secondo la fisiologia, con un esempio pratico per ciascuna.

Respiro alto. Se usato con consapevolezza, in un momento preciso, scioglie tensioni specifiche, per esempio tra le scapole dopo ore al computer. A livello neurologico può darti un’attivazione rapida, utile prima di un allenamento intenso o in un momento in cui ti serve energia immediata. Il contro: se diventa la tua unica modalità respiratoria, giorno dopo giorno, senza che tu te ne accorga, crea tensione cronica a collo e spalle, perché chiami in causa muscoli che dovrebbero restare accessori, non protagonisti. È il respiro di chi vive con le spalle sempre un po’ alzate, anche davanti alla TV.

Respirazione toracolaterale. Per me, ad oggi, la più valida. Non so se cambierò idea quando arriveranno nuove ricerche, la scienza si evolve e va bene così. Sfrutta l’intera escursione del diaframma, coinvolge i muscoli intercostali, quelli tra una costola e l’altra, e porta l’aria fino alla schiena. Prova a immaginarla così: mentre respiri, la tua cassa toracica si apre come un libro che si allarga su entrambi i lati, non solo davanti. È quella che ti faccio adottare in Shape No Secret, perché non pesa sul pavimento pelvico e ti permette di allenare il core senza scaricare pressione verso il basso.

Respiro di pancia. Utile per sciogliere tensioni di addome e schiena, per esempio la sera prima di dormire, quando l’obiettivo è solo rilassarti. Il contro, a differenza della toracolaterale, è che se fatto senza attenzione, soprattutto se ripetuto per lunghi periodi o durante sforzo, può scaricare pressione proprio sul pavimento pelvico. Non è un respiro “sbagliato”, ma va dosato, non usato come unica modalità quotidiana.

In perimenopausa, tutto questo conta ancora di più

Come ti ho già raccontato, in questa fase progesterone ed estrogeni fluttuano e poi calano. Non è percezione, è misurabile.

Il progesterone ha un effetto calmante sul sistema nervoso. Quando scende, la tua soglia di reattività allo stress si abbassa. In pratica, lo stesso imprevisto che prima gestivi respirando normalmente, ora ti fa salire le spalle verso le orecchie molto più in fretta.

Gli estrogeni sostengono il tono del tessuto connettivo, quello di pavimento pelvico e core. Quando calano, quel sostegno naturale si riduce. Per questo, se prima riuscivi ad “arrangiarti” anche respirando male, ora il corpo te lo fa notare, con più chiarezza e prima.

Ecco perché allenare il respiro giusto, ora, non è un dettaglio estetico. È una leva fisiologica reale, misurabile, non un consiglio da rivista.

Una connessione che forse non conosci

C’è un’altra cosa interessante. Le corde vocali e il pavimento pelvico sono collegati, non solo a parole.

La ricerca recente descrive tre “diaframmi” nel corpo, quello respiratorio, quello vocale, quello pelvico, connessi tra loro a livello fasciale e funzionale. In pratica, alcuni studi con ecografia hanno mostrato che il pavimento pelvico si muove in risposta a quello che fai con la voce, quando parli, canti, o anche solo sospiri.

Illustrazione dei tre diaframmi del corpo, vocale alla gola, respiratorio sotto le costole, pelvico alla base del bacino

Provalo tu stessa. Fai un lungo “aaaah” a voce bassa, rilassata, come un sospiro profondo. Senti qualcosa che si allenta anche più in basso? Non è magia, è la coordinazione naturale tra questi sistemi.

Con la riduzione degli estrogeni tipica della perimenopausa, che influisce anche su mucose e vasi sanguigni, questa connessione tra respiro, voce e pavimento pelvico diventa ancora più importante da conoscere e allenare. È uno dei principi su cui lavoriamo dentro Shape No Secret.

Quindi sì, pratica il respiro. Vivrai meglio, in modo molto concreto

Più aria, più ossigeno, più salute. Un beneficio diretto sull’intestino, perché il movimento del diaframma stimola la peristalsi, quel movimento naturale che aiuta la digestione. Un beneficio sul sonno e sui risvegli notturni, grazie all’azione sul sistema nervoso parasimpatico, quello che ti porta a rilassarti davvero. Un beneficio sui rapporti intimi, dove un’attivazione corretta del pavimento pelvico aiuta ad aumentare il piacere e a ridurre il dolore (se il dolore c’è ed è persistente, il respiro aiuta, ma parlane anche con la tua ginecologa o con un’ostetrica). Un beneficio sul gonfiore addominale, perché una respirazione corretta attiva il tuo corsetto naturale, il muscolo trasverso, quello che ti sostiene dall’interno senza bisogno di contrarre volontariamente la pancia.

Se sei una Koelina, sai già quanta importanza do al respiro. Non è un dettaglio della pratica. È l’origine di tutto il resto, quella da cui parte ogni altro miglioramento che cerchi.

Hai altre curiosità su questo tema? Esplora il percorso Shape No Secret e scopri come diventare padrona del tuo respiro.

E dimmi… ora ti è un po’ più chiara la meravigliosa meccanica del nostro respiro e del potere che hai già dentro di te? Ti sta arricchendo la Voce del Kolibrì?

Al prossimo volo assieme,
Elena 🪶

KoelPilates. Non è fitness. Non è yoga. Non è palestra. È Koel.

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