Sei sensibile o in allerta? I tuoi denti lo sanno.

Ti avevo promesso un polpo. Ti aiuterà ad accorgerti di una cosa che forse stai facendo proprio adesso.
Cara Koelina,
prima di cominciare, fai una cosa per me.
Non sistemare la schiena perché è arrivata quella del Pilates. 😂 Resta proprio come sei e porta l’attenzione alla bocca.
I denti di sopra stanno toccando quelli di sotto? Li stai stringendo?
E la lingua? È comoda oppure sta spingendo contro i denti o premendo forte sul palato?
Non correggere subito. Prima accorgitene.
Magari sei seduta tranquilla e pensavi di essere a riposo. Poi controlli e scopri che la tua mandibola sta facendo gli straordinari.
La mia, almeno, ha questa tendenza. Nessuno le ha chiesto niente, ma lei continua a lavorare. Molto diligente. Pure troppo.
Oggi vorrei lasciarti una cosa utile: un modo semplice per riconoscere quel serramento e provare a interromperlo. Perché “rilassati” è una bella parola, ma sapere da dove cominciare aiuta parecchio.
Prima, però, ti devo un polpo. 🐙
Te l’avevo promesso. E noooo, non ti darò la ricetta del polpo in umido.
In Giappone esiste un recipiente usato tradizionalmente per pescare i polpi. Si chiama takotsubo: tako significa polpo, tsubo vaso.
Ha la pancia larga e il collo stretto. Viene calato sul fondale e il polpo, che cerca un riparo, ci entra.

Fin qui, una curiosità sulla pesca. Ma aspetta.
All’inizio degli anni Novanta alcuni medici giapponesi descrissero una condizione cardiaca in cui il ventricolo sinistro, una delle camere del cuore, assumeva durante la contrazione una forma simile a quel vaso.
La chiamarono proprio takotsubo.
Forse l’hai sentita nominare come “sindrome del cuore spezzato”. Può comparire dopo un forte stress emotivo o fisico. Spesso la funzione cardiaca recupera nelle settimane successive, ma è una condizione seria che richiede cure mediche.
Quando ho letto questa storia mi sono fermata a pensare a quante espressioni usiamo senza farci più caso.
“Mi si è spezzato il cuore.”
“Mi manca il fiato.”
“Devo stringere i denti.”
Sono fenomeni diversi, naturalmente. La storia del cuore non spiega quello che succede alla mandibola. Ma mi ha fatto venire voglia di soffermarmi con te su quell’ultima espressione.
Stringere i denti
Quante volte te lo sei detta?
Tieni duro fino a venerdì. Fino alle ferie. Finché passa questo periodo. Finché si sistema quella cosa.
Poi finalmente arriva la sera. Ti siedi, appoggi la schiena, nessuno ti chiede niente per cinque benedetti minuti…
E i denti stanno ancora stringendo.
Il momento difficile magari è passato. Il serramento, invece, è ancora lì.

A me succede. E sì, posso ricordarti di ammorbidire la mandibola durante una pratica e poi avere bisogno dello stesso identico promemoria.
Insegnante compresa nel problema. 😂
Qui entra in gioco una cosa che nel mio lavoro considero fondamentale: essere ferme non significa necessariamente avere i muscoli a riposo.
Quando serriamo i denti, i muscoli che chiudono la mandibola, fra cui masseteri e temporali, stanno lavorando anche se dall’esterno non si vede quasi nessun movimento. Se questa attività si ripete o si prolunga, può contribuire a indolenzimento e affaticamento.
Lo stress può favorire il serramento, ma non è l’unico fattore. E stringere i denti da sveglie e digrignarli nel sonno non sono automaticamente lo stesso problema.
Per questo oggi lavoriamo su qualcosa di preciso: quello che puoi riconoscere e modificare mentre sei sveglia.
Non ti sto chiedendo di sorvegliare la bocca tutto il giorno. Vorrei aiutarti a riconoscere un piccolo segnale che altrimenti potrebbe passare inosservato.
La lingua fa parte di questa osservazione. Puoi accorgerti se la stai tenendo rigida o se stai spingendo. Non devi obbligarla a scendere: appoggiarla delicatamente al palato è diverso dal premerla con forza.
E il polpo?
Del polpo puoi tenere a mente il vaso: un’immagine che magari domani ti farà sorridere e ricordare questa domanda: “Sto stringendo?”
Una piccola curiosità diventata un promemoria per prenderti cura di te.
Adesso proviamo. Questa volta ci facciamo accompagnare dai cinque sensi: qualcosa da guardare, ascoltare e sentire, mentre concediamo una pausa alla mandibola.
Un piccolo viaggio nei cinque sensi
Prima di cominciare, nota come senti la bocca. Quanta tensione percepisci nella mandibola, da zero a dieci?
Non cercare il numero giusto. Scegli quello che descrive meglio la tua sensazione.
Poi mettiti comoda, appoggia i piedi e concediti un paio di minuti.
Comincia dalla vista. Guardati intorno e scegli tre dettagli: un colore, una forma, una sfumatura di luce. Soffermati qualche istante su ciascuno, senza cercare niente di speciale.
Poi ascolta. Riconosci un suono lontano e uno più vicino. Lascia che ci siano, senza doverli seguire. Intanto, se stai stringendo i denti, lascia che si separino appena. Senza spalancare la bocca.
Passa al tatto. Senti i piedi nelle calze o sul pavimento, il peso del corpo sulla sedia, il tessuto che sfiora la pelle. Appoggia le mani sulle cosce e nota il contatto. Lascia morbide anche le labbra.
Ora l’olfatto. Mentre respiri normalmente, nota se nell’aria c’è un odore. Se non distingui nulla, va bene così. Non serve inspirare più forte.
Infine, il gusto. Porta l’attenzione al sapore che hai già in bocca, anche se è appena percettibile. Nota dove si trova la lingua. Può appoggiarsi delicatamente al palato, senza spingere.
Resta qui per tre respiri comodi.
Ogni volta che espiri, chiediti piano: “Posso lasciare un pochino di spazio fra i denti?”
Non forzare. Se compare dolore, interrompi.
Poi torna alla sensazione iniziale: com’è adesso la mandibola? E la lingua? Che numero daresti alla tensione?
Può essere cambiato qualcosa, oppure no. Non cercare la risposta giusta.
Quel numero serve soltanto a confrontare la tua sensazione prima e dopo. Non è un esame e non è una diagnosi.
Per questi due minuti ti sei ascoltata. Senza chiederti un’altra prestazione.
È anche questo che alleniamo sul tappetino: riconoscere quando attivare un muscolo, dosare lo sforzo e concedergli una pausa quando quel lavoro non serve più.
Se hai dolore persistente, la mandibola si blocca o ti svegli spesso con indolenzimento, parlane con il dentista: questo esperimento non sostituisce una valutazione.

Puoi ritagliarti questi due minuti quando chiudi il computer, dopo aver letto un messaggio impegnativo o prima di dormire. Scegli un momento che esiste già nella tua giornata, così non devi ricordarti un’altra delle duemila cose da fare.
Poi scrivimi: prima che voto avevi dato alla tensione e dopo?
Anche se è rimasto uguale, mi interessa.
Se sei già una Koelina, apri la piattaforma ed entra nello Slancio di novembre. Questa settimana si chiama I piedi sanno: parte proprio dagli appoggi, gli stessi piedi che hai appena sentito sul pavimento. Questo piccolo esperimento può essere il tuo punto di partenza.
Se ancora non sei una Koelina e vuoi capire come cominciare, rispondi a questa mail con le tue domande. Ti aiuto volentieri a orientarti, senza fretta e senza aggiungere ansia all’ansia. Ci mancherebbe pure quella. 😂
Questo novembre parleremo di stress e di come imparare a riconoscere alcune delle sue manifestazioni nel corpo.
Lunedì prossimo scendiamo fino ai piedi: esploreremo che cosa possono offrirci l’appoggio e il movimento quando ci sentiamo tese o agitate.
Intanto, ogni tanto, controlla quei denti.
Un abbraccio,
Elena 🪶
La Voce del Kolibrì
KoelPilates. Non è fitness. Non è yoga. Non è palestra. È Koel.
FONTI
Takotsubo, origine del nome e forma del ventricolo sinistro (Sato e Dote, 1990) · pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5805795
Harvard Health, Takotsubo cardiomyopathy (broken-heart syndrome) · health.harvard.edu
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